La città di corsa

Mai avrei creduto che fosse possibile, mi sono appassionata di running. Ho smesso di fumare da qualche mese e finalmente riesco a fare più di cento metri senza stramazzare a terra con il fiato spezzato. Certo, ancora ho qualche piccola difficoltà soprattutto perché ho fumato per un sacco di anni e mi sono bruciata letteralmente i polmoni. Il dottore mi ha detto che prima di smaltire tutto lo schifo che ho assunto con ogni sigaretta, ne avrò da fare di km.

Il problema è che in casa mia c’è la tendenza a sviluppare problemi cardiaci, per questo motivo mi sono un po’ spaventata quando gli ultimi esami che ho fatto erano sì positivi, ma iniziavano a mostrare qualche segno strano per il quale intervenire. Mi sono messa a dieta, visto che ero in lieve sovrappeso, e ho iniziato a praticare attività fisica.

All’inizio facevo zumba tre volte alla settimana, ho buttato giù i chili in eccesso vedendo però un aumento costante della buccia d’arancia. È normale, mi hanno detto tutti, ma non per questo mi piace, per cui ho continuato a muovermi anche se non ne avrei avuto bisogno da un punto di vista puramente estetico.

Adesso vago per la mia città di corsa una volta al giorno, con il mio cardiofrequenzimetro gps running al polso. Mi sento da dio, non sono mai stata così bene in vita mia, soprattutto perché oltre a non aver più quella zavorra di peso in più che mi portavo dietro, mi sento proprio più energica. Sembrerà un ossimoro, ma più mi smuovo, più ho voglia di fare. Se salto un sabato sera in discoteca non mi interessa, anzi, motivo in più per riposarmi e dormire un po’ di più. Se salto un giorno di corsa, per me è una giornata buttata via. Ma sono davvero io?

Turni di lavoro

Mi hanno cambiato i turni di lavoro, lavoro in una fabbrica che produce dolci artigianali con regole molto rigide da seguire. Non sono i miei datori di lavoro a essere rigidi, è proprio il tipo di lavorazione: i dolci devono essere preparati a ogni ora del giorno e della notte, essendo uno stabilimento molto importante, la produzione non si può mai interrompere.

E’ a rotazione, per cui ci sono settimane in cui lavoro di mattina, ma altre in cui lavoro di notte. E non sono le peggiori! Le peggiori sono quelle del pomeriggio, dalle 12 alle 20 è il turno che odio di più perché mi toglie tutte le ore libere durante le quali potrei fare le mie cose. Ho una casa da mandare avanti (per fortuna per pulirla ci pensa il robot aspirapolvere, lo imposto in automatico e fa tutto da solo) ed essendo intollerante al lattosio ho anche una dieta particolare da seguire.

Lo so che lavorare in una fabbrica di dolci ed essere intollerante al lattosio possono sembrare due variabili che stridono, non immaginate neppure la voglia che avrei di mangiarmi quelli usciti male che generalmente ci regalano. Capita, ogni tanto, che la macchina sbagli forma o rompa una parte di dolce, tutta la roba “sbagliata” ovviamente non viene buttata via, ogni tanto i gestori la regalano anche alle associazioni che aiutano i bisognosi ed è una cosa che ammiro molto. Tutti gli anni per Natale riforniscono la Caritas della zona che propone il pranzo festivo alle persone che non hanno famiglia o con difficoltà economiche, è un gesto bellissimo!

Comunque, i turni di lavoro – tornando alle cose brutte – sono veramente cattivi. Purtroppo però bisogna lavorare, per fortuna che ho questo lavoro: è vicino a casa, ho un buono stipendio e sto tutto il giorno a respirare un profumino delizioso. Meglio di così!

Man VS cucina

Quando sono andato a vivere da solo ho deciso di comprarmi la friggitrice perché secondo me è un po’ il simbolo di ogni scapolo o comunque un’alleata amica. Lasciamo stare che l’avrò utilizzata una volta in tutta la mia vita, ma questo è un altro discorso poco pertinente, l’importante è averla lì a disposizione.

Ti scordi quasi di averla tra gli elettrodomestici se non la utilizzi mai, è vero, però poi è un’emozione scoprire in realtà di poterla tirar fuori, riempire di olio e friggere una cascata di schifezze come se non ci fosse un domani. Seguo The Walking Dead e quando c’è lei in TV io non posso sprecare tempo per cucinare, voglio mangiare davanti alla TV. Per questo l’ho rispolverata e ho deciso di utilizzarla.

Avevo visto su Facebook un video di un tizio che friggeva una specie di involtino di tacchino con del formaggio all’interno, avvolto nella pancetta. Il piatto ideale per una serata con zombie e birra, ho deciso di provare a farlo. Devo proprio sottolineare che è stato un disastro o si capiva già in partenza?

Forse ho preso del tacchino troppo spesso, fatto sta che non si è cotto. Era completamente rosa dentro, mentre il formaggio era quasi esploso all’interno, finendomi in giro per tutto il cestello. E lavare un attrezzo del genere non è per niente facile se non si ha una lavastoviglie, ve lo posso assicurare. Senza contare che, cercando di rimediare al danno del tacchino crudo, ho provato a rimettere tutto dentro all’olio bollente, col risultato che la pancetta si è carbonizzata, il tacchino è rimasto sempre crudo.

Qualcuno dovrebbe beatificare i fattorini della pizza, che anche questa volta mi hanno salvato da una serata disastrosa, tramutatasi in un innocente messaggio su Whatsapp a mia madre con scritto ti prego, domani mi aiuti a lavare la friggitrice? Grazie Mà

Un’estetista da dimenticare

Non vado mai dall’estetista perché ho tutto l’arsenale per farmi barba e baffi da sola a casa, però stavolta ho trovato su Groupon un’offerta che mi sembrava buona. Oltre alla manicure, era inclusa una pulizia del viso e un massaggio anti cellulite a glutei e cosce, cosa che pensavo già da sola di fare per vedere di sistemare quell’odioso problemino.

Ho prenotato, mi sono presentata all’orario stabilito – avevo già pagato ovviamente tutti questi trattamenti, come scritto nel contratto di Groupon – e mi ha accolto una ragazza molto giovane che mi ha chiesto il nome. Ah, sei quella che ha prenotato con l’offerta. Vieni con me. No, scusami? Io lavoro a contatto col pubblico e non do mai del tu, soprattutto in questi toni, ai miei clienti. Ma vabbè, faccio finta di niente e le vado dietro.

Mi fa accomodare su una di quelle sedie ergonomiche senza schienale, dicendomi di aspettare ché c’era un’altra cliente. Va bene, tiro fuori il mio smartphone, apro l’app del sito di deals e vado a vedere le recensioni. Per quale motivo non l’ho fatto prima, penso subito, mi è poco chiaro. Una marea di critiche nei confronti del servizio, parziale e non completo come riportato sull’offerta, da parte di un sacco di clienti che sconsigliavano in toto di prenotare quel pacchetto. Panico. Allarme. Catastrofe. Cosa faccio ora? I soldi se li sono presi, per fortuna molto pochi, non posso andarmene via da qui senza dire nulla, non sono maleducata io.

Decido di rimanere e aspetto il mio turno, torna la simpaticissima ragazza, con un’aria affabile quanto quella di un Grizzly che non mangia da due mesi e con il tatto di un rastrello. Inizia dalla manicure: sangue a fiotti, ahi!, ripetuto continuamente, lei che sbuffa e non dice una singola parola. Un incubo. Decido di lasciare lì tutto, lasciarle i miei soldi, dicendole, giusto per soddisfazione se si fanno le offerte bisogna essere chiari. “Qui si offre l’accoglienza di una prigione e si è gentili come un cactus abbracciato” dovevate scriverci sull’offerta.

Natale sta arrivando

Che bello il Natale, a chi non piace? Eccolo, è alle porte assieme alle lucine, agli alberelli, al presepe, agli angioletti e al paffuto uomo vestito di rosso con renne e regali in spalla. A chi non piace? A me.

Io lo odio, l’ho sempre odiato fin da piccolo, per la precisione da quando Babbo Natale non mi portò il robot che avevo chiesto nella letterina, previo conseguimento del titolo di hai-fatto-il-bravo che i miei genitori mi avevano assicurato di aver guadagnato con la mia disciplina e i miei buoni voti.

Io odio le lucine, odio la neve, specie quando devi andare a lavorare e le strade sono un immenso parco per pattinaggio sul ghiaccio. Mi fanno schifo i canditi del panettone e trovo il pandoro la cosa più dolce e vomitevole dell’universo. Anche il mio gatto odia il Natale, l’ultima volta che mia madre ha fatto l’albero è durato a voler essere generosi circa 24 ore, poi era a terra, in una pozzanghera di palline rotte e lucine fulminate.

Già, mia madre. Che cosa vuoi per Natale, mamma? Le ha chiesto mia sorella ieri. No, ma non voglio niente ragazzi, basta che state in salute e per me va più che bene. Non ho capito come abbia fatto mia sorella a capire da queste parole che mia madre desidera un epilatore luce pulsata, dato che una volta a settimana va dall’estetista a fare tutto quel che deve fare. Il fatto è che, adesso, sono invischiato anche io e indovinate un po’ chi deve occuparsi di comprarlo da internet? Ovviamente è superfluo specificarlo.

È ovvio che più odi una cosa, più quella farà di tutto per obbligarti ad odiarla ancora di più.